sabato 27 giugno 2009

il condominio

Inauguro ua nuova sezione/etichetta del blog: la chiamo italianità per descrivere i modi di vivere le cose che accadono in ogni luogo ma che noi abitanti dello stivale riusciamo in qualche modo a rendere differenti, strani o divertenti, patetici o frustranti.
Le situazioni in cui sembra, a volte sul serio, che in Italia si faccia del proprio meglio o peggio.

Inziamo con un classico? Mi è capitato proprio in questi giorni...
Siamo capaci di grandi coesioni, mettiamo insieme quartieri, città, società, partiti, social network e gilde complicate nei giochi online, poi ci perdiamo completamente quando si tratta di mettere daccordo dieci teste in un condominio!
«Per un amministratore che deve rimanere in carica 3 mesi prendiamo quello che costa meno? »
“No!”
«Perchè?»
“Perchè non mi è simpatico!”

oh my goodness

domenica 21 giugno 2009

I Giocatori..quelli un po' traviati da travian

Come avevamo detto in tag ho finalmente creato il nostro gruppo su facebook :P
si chiama "I Giocatori..quelli un po' traviati da travian" e abbiamo già on line le foto di Bologna (ringraziamo Stefano! ^-^ )...xò siamo un po' pochini :( ho provato a chiedere in giro a persone che potevano essere interessate che esiste il nostro gruppo ma pare che siano tutti un po' allergici a facebook come Marco! ^^'' (e cmq....ennesimo appello: dai Marco! iscriviti a facebook!! XDD ahahahahah..prima o poi ti convinciamo vedrai ;P )

...cmq iscrivetevi dai!! ^-^ ..e invitate un po' di gente che avete in lista di travian o che sentite in msn o in travian...se no non ha senso di esistere questo gruppo XD

ah!..ho modificato un po' la descrizione del gruppo..xò se avete idee su come modificare o cosa scrivere dite pure ;)

..e...ci serve un immagine xò non sò che dimensioni servono..qualcuno ne ha idea?così poi mettiamo Pikkio al lavoro e metto anche l'immagine al gruppo che così è + carino e attira l'attenzione quando appare tra le news in primo piano :P

giovedì 21 maggio 2009

L'alchimia del pane

Non è che dobbiamo trasformarlo in un blog di ricette, ce ne sono talmente tanti... però vi racconto la storia del mio pane.

Ho iniziato a panificare con i consigli di mia madre, insuperata cuoca sperimentatrice che un giorno della sua vita ha smesso di comprare i quattro salti in padella ed i salti in cucina si è messa a farli lei. Io l'ho seguita a ruota anche perchè ho iniziato presto (per la nostra epoca) a vivere da solo e non ho mai apprezzato la cucina del single moderno fatta di precotti e predigeriti.
Insomma tra i tanti trucchi mi feci spiegare il pane: all'inizio rimase un mistero, ricordo ancora la prima pagnotta che poteva tranquillamente essere usata nelle fondazioni di un grattacielo da tanto era rigida, poi con il tempo e le prove anche io sono riuscito a farmi il pane in casa con acqua, farina, cubetti di lievito e lavoro di braccia.
Con la macchina son capaci tutti di impastare, il bello è picchiare la massa con le mani sulla spianatoia: rilassa e sfoga!
In questi ultimi mesi ho fatto un salto di qualità enorme: dopo un corso tenuto da un panettiere che serve il notro gas (il gruppo di acquisto cui aderisco e dove ho trovato tante occasioni per una spesa ed una cucina sana, biologica ed ecologica, soprattutto buona) ho portato a casa buoni consigli su come creare il lievito in casa, poi ho studiato libri e internet e mi sono dato da fare.
I metodi sono principalmente due: la biga è una pasta lievitante che si crea con acqua farina ed un minuscolo pezzettino di lievito di birra che fa da starter, e la pasta madre (non a caso chiamata così) che è solo acqua e farina ed un poco di ingredienti segreti, chi mette lo zucchero, chi il malto, chi dello yogurt.
La pasta madre è una rivoluzione in cucina: da quando la fai cambia tutto perchè è come un figlio. In effetti è un essere vivente, o meglio una casa farinosa per tanti esserini, enzimi e batteri catturati nell'aria, che vivono e vegetano nel lievito.
Ogni qualche giorno si devono nutrire con acqua e farina ed in cambio scolpiscono la loro casetta lievitante e la rafforzano sempre un po' di più...insomma non si ha più il coraggio di buttare via se non serve più..infatti ci sono persone che si tramandano il lievito da generazioni!
Io sono più pratico e penso che manterrò in vita il mio lievito finchè non vado in vacanza, tanto poi lo posso sempre ricreare: la cos afondamentale è che ho fatto del pane che è buonissimo e forse nessuno o pochi di voi hanno in bocca il sapore del pane lievitato naturlamente che è mille volte diverso da quello che si compra in panetteria (in tutta Italia forse 10 panettieri in tutto hanno ancora la voglia e il coraggio di usare la pasta madre e non i lieviti industriali).
So che sapore e odore nelle foto non arrivano ma ecco la mia produzione di domenica:


Il pane rappresenta una alchimia moderna, o meglio senza tempo: si coniugano fisica e chimica, passione e intelligenza, esperienza e fantasia. Crearlo dal nulla è come dare vita alla materia, mangiarne i risultati poi è come prendere la vita della materia e farla di nuovo nostra in un ciclo continuo di sapori, odori e piaceri.
Un hobby con tendenze egocentriche o un modo di appassionarsi alla vita?

mercoledì 6 maggio 2009

Quanti anni hai... quanti me ne dai...

Quanti anni vi date?
Qualche giorno fa facevo un discorso da bar con un barista (non è forse il massimo fare un discorso da osteria con un oste?), probabilmente un discorso che ogni generazione di uomini, le donne non credo, fa: insomma si diceva che abbiamo un'età, quella tra gli 'enta e gli 'anta, in cui si pensa a quando si era ragazzini o adolescenti e si guardavano quelli della nostra attuale età e li si vedevano vecchi vecchi vecchi... stranamente non abbiamo mai ricordi di quanto vecchi si valutassero quelli vecchi per davvero, mentre noi ora non ci sentiamo così anziani, anzi ancora giovincelli.
Nel fare certi discorsi profondi mi viene chiesto:“ma te quanti anni hai?” ed io come sempre per rispondere a questa domanda faccio, credo, la figura di Homer Simpson che medita con il suo unico neurone che conta mentre le altre cellule dicono “birra, Birra, BIRRA”: io per rispondere alla mia età devo sempre pensarci un po' perchè non me la ricordo mai d'acchito, devo sempre pensare all'anno di nascita e poi fare i conti...ogni tanto sparo nel mezzo sbagliando magari di un anno o due. Non mi dispiace affatto che la mia mente vaghi in questa maniera perchè significa per me che gli anni che scorrono non sono una cosa cui pensare, tanto meno un patema... per lo meno adesso.
Insomma ci devo riflettere, ma come darmi torto? E' chiaro che son confuso: proprio lo stesso giorno dopo il bar e l'ufficio sono andato a correre sotto la pioggia, incappucciato nella mantellina: a due km dalla fine smette di piovere ed io tolgo il cappuccio, slaccio la mantellina fino al collo e lascio a 'mo di vela la mantella che si gonfia dietro di me nel vento autoprodotto dalle mie falcate. Alzo le mani alle spalle e vado avanti così per un po' simolando un supereroe volante, non so bene quale se Sperman, Superpippo, o CapitanVentosa in ordine di cretinaggine (facevo anche il rumore del vento come il giallo persnaggio televisivo)... quanti anni dovrei darmi? intendo l'età... quelli di ricovero psichiatrico sarebbero troppi.

p.s. sto leggendo "il signor malaussene": avevo letto altro di Pennac ma questo è davvero incredibile, è un libro che potrebbe contenere le citazioni da usare per tutta una vita!

martedì 21 aprile 2009

C'è stra... e stra...

Sempre di corsa in ogni senso: di corsa a scrivere qualcosa e di corsa sull'asfalto.
A proposito, ho concentrato in 20 giorni due manifestazioni podistiche di un certo interesse, una bella ed una meno bella, una lenta ed una meno lenta.
Il 5 di Aprile ho preso parte alla mia prima Stramilano: oltre 6000 partecipanti, grande festa per le strade meneghine anche se gli autoctoni quando si tratta di stare fermi con l'auto perchè, udite, qualcuno ha la precedenza passando a piedi, ci rimangono davvero malissimo e non possono fare altro che attaccarsi al loro beneamato clacson, anche se io li farei attaccare a qualcos'altro di beneamato e più famoso....bella corsa, buona organizzazione anche se costa caro iscriversi nonostante una bella magliettina in premio. Peccato per il tempo perchè fino a 5 minuti prima della partenza eravamo in pieno inverno ed io mi sono vestito di conseguenza, poi d'un tratto ha fatto capilono la primavera, durata peraltro una settimana prima di ridarci quel bel tempo monsonico, e insomma io son partito troppo vestito e dopo poco tempo già sudavo troppo: al km 12 ho capito che non avrei concluso nulla di buono ed ho tirato fino al 17 dove è arrivato il muro con conseguente passeggiatina di qualche centinaio di metri e poi una tirata solo con la testa per meritare almeno la medaglia di finisher (2 ore e 17 secondi).
Il 19 di aprile invece mi sono cimentato nella Stragenova: stavolta sono andato vestito leggero ma di primavera nemmeno l'ombra, solo tanta pioggia! Un bene comunque perchè altrimenti sarebbe stato un gran caldo, infatti ho corso molto bene (record personale 1 ora e e 41 minuti - nei primi 500 su oltre 1000 partecipanti). Per fortuna non ho ancora deciso di lasciare a casa la mia cintura porta borraccia perchè qui invece l'organizzazione è stata davvero poca cosa, costa meno ok ma una magliettina bruttina che è già rotta, rifornimnti assurdi con i bicchierini invece delle bottigliette, 4 bicchierini sui tavoli per frotte di persone che passavano, la spugna da portarsi dietro invece che trovarne una ad ogni spugnaggio...insomma va bene che noi genovesi siamo tirati ma belin! Meno male che almeno in fondo mi avete dato la focaccia sennò vi tiravo in testa la medaglietta.
Comunque mi son divertito, avevo vicino alla partenza parenti e amici...all'arrivo no perchè erano tutti a visitare l'acquario! Solo come un camallo nella pioggia...

domenica 12 aprile 2009

Pasqua!


lunedì 30 marzo 2009

Alleluja! ^-^


..ebbene sì...ce l'ho fatta anch'io!

sabato 28 marzo 2009

Mongolfiere al vento

Un paio di settimane fa (si, si ci ho messo 15 giorni a scaricare le foto dalla macchina, lo ammetto!) c'è stato un raduno di mongolfiere da queste parti: 100 anni fa partì il quarto volo assoluto di una mongolfiera proprio da qui ed i locali ne vanno molto fieri...fosse stato almeno il primo, vabbè.


Peccato per il cielo non proprio limpido ma se fossero partite solo un paio di giorni dopo sarebbe stata una tragedia, infatti da alcuni giorni soffia un vento dalle montagne, gelido e fortissimo, non sarà bora ma secondo me poco ci manca: com'è che si chiama? Foehn? Non mi ricordo il nome esatto però quando sono in sella alla moto lo maledico in termini generici mannaggialluimannaggia!

martedì 24 febbraio 2009

Nimbus o Kayano questo è il problema (una tecnica mostruosa)

Non vi ho più tediato con i miei allenamenti podistici ma non sinifica che io abbia smesso di correre: dopo la prima mezza maratona a settembre mi sono infortunato prima ad una coscia e poi ad un polpaccio tra ottobre e novembre, ne sono uscito solo dopo gennaio e mi sono rimesso ad allenarmi seriamente tornando vicino ma non troppo alla forma che avevo cinque mesi fa.
Adesso sono in uno stato di grazia inconsueto: non ho dolori, speriamo per parecchio e non vorrei scrivere le ultime parole famose, e corro bene fino ai 20 km. E qui la grazia finisce perchè sto sperimentando la sensazione molto poco piacevole della fine della benzina: il mio serbatoio biologico, nonostante sia ben alimentato, termina le riserve ed io ogni volta mi ritrovo del tutto svuotato e mi devo fermare.
La sensazione è difficile da spiegare a chi non fa sport di endurance perchè una cosa del genere non ti capita mai giocando a calcio o sport simili, normalmente sei affaticato, stanco, spompato, distrutto ma non è la stessa cosa di aver finito il carburante! Nel caso della corsa ti ritrovi esattamente come un auto che finisce il carburante, piantato in mezzo alla strada e nemmeno dolorante o stanco ma senza benza! Tecnicamente viene chiamato "il muro" e di solito si sperimenta dopo i 30 km. Davvero difficile trovare altri esempi e anche abbastanza frustrante, d'altronde ho sperimentato ogni tipo di sofferenza in questo sport e dovevo provare anche questa: non intendo prendere "pompe" chimiche o integratori perchè voglio arrivare dove posso con le mie sole forze quindi vediamo se perseverando e magari prendendo qualche vitamina in più, oltre alle arance una compressa magari ma nulla di più, le cose cambiano.
A proposito di perseveranza in questi giorni mi sento come Michelangelo: le dovute distanze perchè io, ahimè, non ho scolpito la Pietà a 23 anni e nemmeno il David a 25, non credo di poter progettare nemmeno una cupola di carta, però il signor Buonarroti quando assunse malvolentieri il compito di dipingere la cappella Sistina, non solo non era il migliore nella tecnica dell'affresco ma era davvero mediocre (non lo dico io sia chiaro) però con la pratica e la perseveranza diventò bravissimo ed i risultati li ammiriamo tutti... devo avere una foto a proposito:


Ebbene la mia perseveranza, osservazione e pratica della corsa mi ha portato a questo: sono andato al negozio a cambiare le scarpe, credevo di dover prendere un modello che si chiama "kayano", con deciso supporto anti-pronazione (senza essere troppo tecnici, si tratta di un supporto interno all'intersuola che modifica l'appoggio del piede compensando le varie storture delle gambe come il varismo) e molto ammortizzate, invece la visita (i commessi del negozio se ne sono accorti anche a occhio nudo) ha evidenziato che non ho più bisogno di supporti!
Ebbene si, impegnandomi a chiedere lumi agli esperti, a studiare libri e pubblicazioni e soprattutto a correre (per quasi 1700 km) e anche camminare e stare fermo pensando a come dovevo appoggiare i piedi, sono arrivato a modificare l'appoggio e compensare le mie stortaggini e adesso non mi serve più l'aiuto delle scarpe.
Si tratta di una piccola soddisfazione perchè vuol dire che finora ho fatto bene e la mia tecnica di corsa è buona... e quindi mi concedo il pavoneggiamento.

Christmas Tale #4

Finiamo oggi, che siamo ormai a primavera (anche se l'inverno della piana lombarda non molla un colpo neanche a pregare, che freddo...) il racconto natalizio.
Il nostro ultimo giorno nella grande mela inizia con la sveglia che trilla di buon ora perchè è domenica e noi abbiamo un'appuntamento interessante: ultima sorpresa alla mia "pupa", prendiamo la metro ed anche l'autobus e ci immergiamo nell'atmosfera molto naif da finto degrado (finto ed orgoglioso secondo me) di Harlem, un quartiere di storiche radici afro-americane in cui ancora oggi non si vedono faccie sbiadite, of course a parte i turisti.
Oggi è domenica ed io ho usato le mie conoscenze (a dire il vero è bastata una email) per prenotare un posticino come ospite per assistere ad una funzione gospel in una delle chiese più famose del quartiere.


Arriviamo puntualissimi e ci dicono di formare una fila davanti all'entrata riservata a noi vip, quelli che vorranno entrare ad assistere senza aver chiesto il permesso saranno fatti entrare solo in un secondo momento e se ci sarà posto: questo per lo meno è quello che capisco perchè gli usceri sono tutt'altro che disposti a porgere l'altra guancia, o meglio orecchio, e sono molto sbrigativi specie nello slang e non sono disposti a lasciarmi ripetere quello che io capisco per conferma....comunque noi la fila la formiamo tanto siamo i primi, il resto degli ospiti arriva alla spicciolata dietro a noi e intanto entrano i membri della comunità.
Ci accompagnano dentro e scopiramo che più che una chiesa è un teatro, la cui platea è strettamente riservata alla comunità mentre la galleria (una parte) agli ospiti.
Che dire di una messa gospel? Piuttosto coinvolgente, il coro è una bomba ed una ragazza ha una potenza che nemmeno la giovane Witney Houston...viene da pensare a quanti cantanti bravi non emergano solo per mancanza di conoscenze, i discorsi e sermoni sono tenuti dal reverendo che si rivolge ai presenti chiamandoli per nome: la comunità è fortemente intrecciata, non solo tra i suoi membri ma anche con il quartiere e la città e qui si parla di fede e di politica insieme, ci si spinge a dare consigli ad Obama.
Insomma un grande trasporto, spesso chiaramente non disinteressato.
Io però sono arrivato con in mente una figura precisa di reverendo e di messa gospel ma temo che per trovare un reverendo Cleophus James o un astante che vede la luce urlando "la band", dovrò andare a Chicago...

Tha Blues Brothers feat James Brown, The old landmark
Let us all (All go back)
To the Old (Old landmark)
Let us all to the Old (All go back Old Landmark)
Let us stay in the service of the Lord
Jesus, ohh! (He's my Lord, oh, my Lord)
Let us preach of the Old
At the... (Hey! Hey!)
Landmark


La messa è finita e andiamo in pace...all'albergo a sistemare le valigie alla reception: l'aereo è in serata e noi bighelloniamo ancora un poco prima di partire.
Niente di particolare anche perchè siamo abbastanza stanchi; intanto ci infiliamo al Time Warner Center per mangiare e scopriamo che esiste anche in nmezzo alle griffe il supermercato con annesso ristorante di prodotti biologici.
Dopo pranzo un giro di finto shopping, nel senso che non compriamo nulla, un caffè ed un biscottone burroso con i pezzi di cioccolato da Starbucks (devo cercare la ricetta perchè è simile ad una droga e adesso lo voglio!) e poi via in Central Park.
Passiamo il pomeriggio tra Strawberry fields (ormai snaturata meta turistica ma immagino sia nata come tale) e la Bethesda fountain (d'inverno senz'acqua perde molto del suo fascino); l'inverno è talmente mite, oggi ci sono 12 gradi, che la pista di pattinaggio sul ghiaccio è tenuta fresca con non so quali macchinari ma rimane un mezzo pantano a vederlo: molto più invitanti gli hot-dog lunghi il doppio del normale...slluurrrrrpppp.


La giornata volge al termine: usciamo dal parco e ci lasciamo trasportare dalla folla per la quinta strada che sembra un fiome in piena di teste impazzite che percorrono i marciapiedi con il naso volto alle vetrine zeppe di lustrini, pajettes, borse e diamanti, orologi e modelli mezzi nudi (Abercrombie & Fitch se interessa a qualche fanciulla, invece se ai maschietti interessano le modelle-commesse la scelta è Sack's sempre sulla quinta strada).
Arriviamo fino salutare ancora una volta Times Square con le sue mille luci, poi recuperiamo valige e biglietti e via sulla metro, non prima dell'ultimo Hot-Dog!
Arrivederci a presto New York, abbiamo già nostalgia!

Jovanotti, Mezzogiorno
Caselli d'autostrada tutto il tempo si consuma
Ma Venere riappare sempre fresca dalla schiuma
La foto della scuola non mi assomiglia più
Ma i miei difetti sono tutti intatti
E ogni cicatrice è un autografo di Dio
Nessuno potrà vivere la mia vita al posto mio
Per quanto mi identifichi nel battito di un altro
Sarà sempre attraverso questo cuore
E giorno dopo giorno passeranno le stagioni
Ma resterà qualcosa in questa strada