La terza giornata comincia con un desiderio tutto mio che faccio avverare: punto la sveglia e lascio dormire la mia metà, mi vesto con indumenti tecnici e scarpette e volo fuori dall'hotel.
Piccolo riscaldamento fino al limitare di Columbus Circle e poi via per un giro completo in Central Park!
Per un runner correre in Central Park penso non abbia davvero prezzo: sabato mattina presto sui viali del parco non ci sono turisti, solo le persone vere, i Newyorkesi che fanno sport... chi corre, chi in bici o sui pattini; qualcuno mi sorride e ci salutiamo, altri sono troppo impegnati con il loro training, altri ancora troppo matti ed io mi sento per un'ora un pesce nell'acqua: ho la sensazione che agli occhi degli altri potrei essere tranquillamente scambiato per uno di loro, uno della city che al sabato mattina "dialoga" con Central Park e per me, che da turista la cosa che mi piace di più è riuscire a non sembrare un turista o per lo meno non uno straniero, è fantastico.
Tecnicamente il percorso si snoda ad anello intorno al perimetro del parco, cosa che mi permette di godermi quasi tutti i punti famosi del luogo spaziando dal West side ad Harlem al Museum mile e via così: la strada non fa sconti e si capisce bene qui perchè Manhattan è il nome indiano che significa "Isola delle colline", infatti è un sali-scendi continuo che spezza le mie povere gambe ancora in convalescenza per gli infortuni invernali ma la gioia di correre qui cantando le strofe che passano in cuffia farebbe correre chiunque.
Per un runner correre in Central Park penso non abbia davvero prezzo: sabato mattina presto sui viali del parco non ci sono turisti, solo le persone vere, i Newyorkesi che fanno sport... chi corre, chi in bici o sui pattini; qualcuno mi sorride e ci salutiamo, altri sono troppo impegnati con il loro training, altri ancora troppo matti ed io mi sento per un'ora un pesce nell'acqua: ho la sensazione che agli occhi degli altri potrei essere tranquillamente scambiato per uno di loro, uno della city che al sabato mattina "dialoga" con Central Park e per me, che da turista la cosa che mi piace di più è riuscire a non sembrare un turista o per lo meno non uno straniero, è fantastico.
Tecnicamente il percorso si snoda ad anello intorno al perimetro del parco, cosa che mi permette di godermi quasi tutti i punti famosi del luogo spaziando dal West side ad Harlem al Museum mile e via così: la strada non fa sconti e si capisce bene qui perchè Manhattan è il nome indiano che significa "Isola delle colline", infatti è un sali-scendi continuo che spezza le mie povere gambe ancora in convalescenza per gli infortuni invernali ma la gioia di correre qui cantando le strofe che passano in cuffia farebbe correre chiunque.
R.E.M. Leaving New York
You might have laughed if I told you
You might have hidden the frown
You might have succeeded in changing me
I might have been turned around
It's easier to leave than to be left behind
Leaving was never my proud
Leaving New York never easy
I saw the light fading out
You might have laughed if I told you
You might have hidden the frown
You might have succeeded in changing me
I might have been turned around
It's easier to leave than to be left behind
Leaving was never my proud
Leaving New York never easy
I saw the light fading out
Il giro termina dove era iniziato, i turisti cominciano ad affollare il parco ed io sono stanco: torno all'hotel e mi faccio una doccia rapida per uscire a fare colazione.
Decidiamo di andare a scovare una famosa pasticceria nel quartiere finanziario ed è una piccola scoperta, non solo per il locale che offre un discreto espresso succhi di frutta e brioches e dolcetti decisamente interessanti, ma anche per il quartiere di viuzze lastricate chiuse da palazzi di piccola stazza. Un ambiente confortevole e retrò nascosto dalla facciata di edifici enormi e presi d'assalto dai click dei turisti: credo che la maggior parte delle persone che frequentano Wall street non immaginino nemmeno cosa si nasconde appena dietro l'angolo.
Con la pancia piena cambiamo zona e scegliamo di girovagare per uno dei tanti mercati di strada che spuntano a giorni alterni a N.Y., forse il più famoso dei Farmer's Market quello di Union Square: ci sono bancarelle con ogni stranezza di verdura o frutta proveniente da ogni angolo del pianeta... patate a forma di banana dalla russia e perfino il nostro pane. Non oso provare ogni cosa ma mi faccio tentare da un paio di mele fresche e ci incamminiamo verso nord a zig zag tra la quinta e sesta strada presi dalle architetture dei palazzi, qui ce ne sono di strani... uno su tutti, il "Ferro da stiro".

Saltiamo sulla metro ad esplorare la zona del Mid-Town ad est e sbuchiamo alla Stazione centrale che sembra più un teatro che una stazione ferroviaria: è un enorme scambio ma soprattutto un luogo piacevole dove osservare il viavai delle persone e poi è magnificamente tenuto altro che le nostre stazioni dei treni. Immaginatevi la stazione di Roma o Milano o Bologna ma belle e pulite come un cinema di lusso, marmi e scalinate, luci ed afreschi: sul soffitto sono dipinti i segni zodiacali con lucine incastonate nel soffitto che cambiano colore.... poi la ciliegina parte! Ogni tot minuti parte uno spettacolo fatto di luci ed immagini sparate sul soffitto e sulle pareti e la stazione si trasforma in un enorme carillon con stelle filanti e giostre che girano sui muri! Insomma con questo investimento anche minimo hanno fatto di una stazione l'ennesima meta turistica... e a ragione.

La musica finisce e noi usciamo ad esplorare il quartiere con una puntatina alle porte dei grattacieli famosi... il Chrisler è il più bello e strano ma all'interno è possibile solo vederne l'atrio.
Ci spostiamo ad ovest per visitare la biblioteca pubblica che è un'altra perla della città: un edificio storico con lo stile di una biblioteca "old england" tutta in legno ma tutto in grande con stanze per la lettura infinite, scaffali chilometrici, quadri e computer: ne approfittiamo per riposare un poco seduti in una saletta a fare finta di leggere qualcosa, ma è terdi e la fame si fa sentire.
Decidiamo di spostarci nuovamente nell'East Village per pranzare in una rosticceria piuttosto famosa, ovvero il locale dove è stata girata la scena più famosa del film "Harry ti presento Sally", quella del finto orgasmo. Il posto si rivela a) più piccolo di del previso, ci saranno 10 tavoli ad esagerare ed un bancone lunghissimo dove si ordina e poi si mangia in piedi a meno di non essere tanto fortunati da trovare da sedersi b) pieno all'inverosimile quindi nonostante l'acquolina per quelle pietanze strafritte ed odorose, cattivissime per l'organismo ma tanto buoooone, decidiamo di lasciar perdere ed usciamo dopo aver letto il cartello che è appeso sopra al tavolino dove hanno girato il film ("qui è dove Sally ha conosciuto Harry, speriamo che tu prenda quello che ha preso lei").
Di nuovo fuori ed in cerca di cibo, facciamo una scoperta interessante lì vicino e di sicuro molto più salutare: per la città ci sono dei negozi, una catena, che vendono cibo biologico; un supermercato dove poter fare la spesa interamente bio associato ad una specie di self-service dove riempirsi ciotole e vassoi con cibi preparati freschi da mangiare al piano superiore. C'è di tutto e tutto molto buono; pranziamo con zuppa di lenticchie, pane e yogurt bio.
Dopo pranzo ci spostiamo a Soho per un giro tra i negozi del quartiere dello shopping: ci sono turisti che vengono solo per quello visto anche il cambio favorevole ma noi non siamo compratori intelligenti e non abbiamo l'occhio per l'affare quindi guardiamo le vetrine e la gente che compra, spostandoci nella marea umana verso il Greenwitch village; ormai si fa buio e non ci resta che girovagare ancora un poco per poi tornare in albergo.
Nel frattempo scende un nebbione, pare che addirittura gli aerei non partano: noi approfittiamo dell'atmosfera fumosa per fare un giretto nella baraonda di persone tra la Fifth Avenue ed il Rockfeller Center: è impossibile muoversi, tutti i turisti sono qui a vedere la pista di pattinaggio e la stella di swarowski come puntale dell'albero che per noi è molto pacchiana e preferiamo di gran lunga le lucine con cui hanno addobbato alcuni palazzi che sembrano giganti pacchetti regalo con fiocchetti fatti di luci.
Con la pancia piena cambiamo zona e scegliamo di girovagare per uno dei tanti mercati di strada che spuntano a giorni alterni a N.Y., forse il più famoso dei Farmer's Market quello di Union Square: ci sono bancarelle con ogni stranezza di verdura o frutta proveniente da ogni angolo del pianeta... patate a forma di banana dalla russia e perfino il nostro pane. Non oso provare ogni cosa ma mi faccio tentare da un paio di mele fresche e ci incamminiamo verso nord a zig zag tra la quinta e sesta strada presi dalle architetture dei palazzi, qui ce ne sono di strani... uno su tutti, il "Ferro da stiro".

Saltiamo sulla metro ad esplorare la zona del Mid-Town ad est e sbuchiamo alla Stazione centrale che sembra più un teatro che una stazione ferroviaria: è un enorme scambio ma soprattutto un luogo piacevole dove osservare il viavai delle persone e poi è magnificamente tenuto altro che le nostre stazioni dei treni. Immaginatevi la stazione di Roma o Milano o Bologna ma belle e pulite come un cinema di lusso, marmi e scalinate, luci ed afreschi: sul soffitto sono dipinti i segni zodiacali con lucine incastonate nel soffitto che cambiano colore.... poi la ciliegina parte! Ogni tot minuti parte uno spettacolo fatto di luci ed immagini sparate sul soffitto e sulle pareti e la stazione si trasforma in un enorme carillon con stelle filanti e giostre che girano sui muri! Insomma con questo investimento anche minimo hanno fatto di una stazione l'ennesima meta turistica... e a ragione.

La musica finisce e noi usciamo ad esplorare il quartiere con una puntatina alle porte dei grattacieli famosi... il Chrisler è il più bello e strano ma all'interno è possibile solo vederne l'atrio.
Ci spostiamo ad ovest per visitare la biblioteca pubblica che è un'altra perla della città: un edificio storico con lo stile di una biblioteca "old england" tutta in legno ma tutto in grande con stanze per la lettura infinite, scaffali chilometrici, quadri e computer: ne approfittiamo per riposare un poco seduti in una saletta a fare finta di leggere qualcosa, ma è terdi e la fame si fa sentire.
Decidiamo di spostarci nuovamente nell'East Village per pranzare in una rosticceria piuttosto famosa, ovvero il locale dove è stata girata la scena più famosa del film "Harry ti presento Sally", quella del finto orgasmo. Il posto si rivela a) più piccolo di del previso, ci saranno 10 tavoli ad esagerare ed un bancone lunghissimo dove si ordina e poi si mangia in piedi a meno di non essere tanto fortunati da trovare da sedersi b) pieno all'inverosimile quindi nonostante l'acquolina per quelle pietanze strafritte ed odorose, cattivissime per l'organismo ma tanto buoooone, decidiamo di lasciar perdere ed usciamo dopo aver letto il cartello che è appeso sopra al tavolino dove hanno girato il film ("qui è dove Sally ha conosciuto Harry, speriamo che tu prenda quello che ha preso lei").
Di nuovo fuori ed in cerca di cibo, facciamo una scoperta interessante lì vicino e di sicuro molto più salutare: per la città ci sono dei negozi, una catena, che vendono cibo biologico; un supermercato dove poter fare la spesa interamente bio associato ad una specie di self-service dove riempirsi ciotole e vassoi con cibi preparati freschi da mangiare al piano superiore. C'è di tutto e tutto molto buono; pranziamo con zuppa di lenticchie, pane e yogurt bio.
Dopo pranzo ci spostiamo a Soho per un giro tra i negozi del quartiere dello shopping: ci sono turisti che vengono solo per quello visto anche il cambio favorevole ma noi non siamo compratori intelligenti e non abbiamo l'occhio per l'affare quindi guardiamo le vetrine e la gente che compra, spostandoci nella marea umana verso il Greenwitch village; ormai si fa buio e non ci resta che girovagare ancora un poco per poi tornare in albergo.
Nel frattempo scende un nebbione, pare che addirittura gli aerei non partano: noi approfittiamo dell'atmosfera fumosa per fare un giretto nella baraonda di persone tra la Fifth Avenue ed il Rockfeller Center: è impossibile muoversi, tutti i turisti sono qui a vedere la pista di pattinaggio e la stella di swarowski come puntale dell'albero che per noi è molto pacchiana e preferiamo di gran lunga le lucine con cui hanno addobbato alcuni palazzi che sembrano giganti pacchetti regalo con fiocchetti fatti di luci.
When I want you in my arms, when I want you and all your charms
Whenever I want you, all I have to do, is
Dream, dream dream dream
Whenever I want you, all I have to do, is
Dream, dream dream dream
E' tardi e noi non abbiamo ancora cenato, in zona non ho in mente alcun locale da provare quindi decidiamo di fare un test: un paio di anni fa alloggiavamo in questa zona sulla sesta strada (hilton) e all'angolo dell'hotel c'era uno dei tanti ambulanti con il suo carrettino ma la particolarità era che a qualunque ora del giorno e della notte la fila degli avventori era di diverse decine di metri, erfino alle 5 del mattino la gente faceva la file per poter gustare quanto preparavano i ragazzotti del "barachino". In quella occasione ci siamo sempre domandati cosa ci fosse di tanto speciale in quei piatti da fare mettere in coda tanta gente; noi del resto ogni volta che passavamo pur incuriositi abbiamo evitato di perdere ore in coda.
Stasera siamo qui e non abbiamo altro da fare quindi ci mettiamo in coda, perchè dopo un paio di anni la coda è ancora lì: intanto che aspettiamo vedo gente che continua ad affluire, persone che arrivano in auto per portarsi a casa il cibo da mangiare, ragazzi che parlano entusiasti di quello che li aspetta al loro turno, volano parole come "delizioso", "incredibile", "fantastico".
Siamo sempre più curiosi ed affamati, quando tocca a noi dopo 30/40 minuti buoni prendiamo e paghiamo.
Dicevo che gli americano hanno le papille gustative fuse... no , è molto peggio! Come diavolo fanno? Dunque il piatto consiste in carne di pollo o di manzo, a scelta, insieme a riso e verdura, insomma un'insalata di pollo solo che viene condita con spezie ed una qualche salsa iper-piccante, ma il termine iper è comunque troppo poco! Non siamo gente che mangia le peperette crude ma nemmeno ci disturba il messicano... beh questo è veramente troppo, non è possibile nemmeno mangiare un boccone senza lacrimare. Il bello è che è così per tutti, infatti la prassi della gente è affogare il piatto nelle salse, maionese e katchup a volontà andando a coprire in parte l'incendio gastronomico nel piatto.
Sarebbe stato anche un buon piatto se non fosse stato così forte ma quello che proprio non capiamo è l'entusiasmo della città per queste super piccanti pietanze che vanno poi arginate con le salse.... boh
Con il dubbio e la lingua in fiamme ce ne torniamo all'albergo a dormire: domani ultimo giorno e ci aspettano ancora un paio di giretti.
Stasera siamo qui e non abbiamo altro da fare quindi ci mettiamo in coda, perchè dopo un paio di anni la coda è ancora lì: intanto che aspettiamo vedo gente che continua ad affluire, persone che arrivano in auto per portarsi a casa il cibo da mangiare, ragazzi che parlano entusiasti di quello che li aspetta al loro turno, volano parole come "delizioso", "incredibile", "fantastico".
Siamo sempre più curiosi ed affamati, quando tocca a noi dopo 30/40 minuti buoni prendiamo e paghiamo.
Dicevo che gli americano hanno le papille gustative fuse... no , è molto peggio! Come diavolo fanno? Dunque il piatto consiste in carne di pollo o di manzo, a scelta, insieme a riso e verdura, insomma un'insalata di pollo solo che viene condita con spezie ed una qualche salsa iper-piccante, ma il termine iper è comunque troppo poco! Non siamo gente che mangia le peperette crude ma nemmeno ci disturba il messicano... beh questo è veramente troppo, non è possibile nemmeno mangiare un boccone senza lacrimare. Il bello è che è così per tutti, infatti la prassi della gente è affogare il piatto nelle salse, maionese e katchup a volontà andando a coprire in parte l'incendio gastronomico nel piatto.
Sarebbe stato anche un buon piatto se non fosse stato così forte ma quello che proprio non capiamo è l'entusiasmo della città per queste super piccanti pietanze che vanno poi arginate con le salse.... boh
Con il dubbio e la lingua in fiamme ce ne torniamo all'albergo a dormire: domani ultimo giorno e ci aspettano ancora un paio di giretti.

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