E' un bel pò che non scrivo: i soliti impegni nonchè l'afa sicula che fa passare la voglia di fare alcunchè.
Oggi ho trascorso proprio una bella giornata e non ho voglia di fare nulla se non scrivere questo post e mettermi a letto.
Stamattina ho fatto una visita speleologica, la prima della mia vita che posso definire tale. Ho già visitato delle grotte in passato, ma si trattava di cavità facilmente percorribili e perciò sembravano più passeggiate in "penombra" che altro.
Ho visitato la grotta di S.Ninfa, vicino Gibellina in provincia di Trapani. Si tratta di una caverna molto articolata lunga quasi un kilometro e mezzo su due livelli, uno asciutto e uno inferiore nel quale scorre ancora un corso d'acqua.
Ci siamo calati in dodici, tra questi c'erano due guide, altre quattro persone esperte, e poi altre sei persone (tra cui me) cosiddetti inetti. Appena arrivati ci hanno fornito di imbragatura (una cosa che si infila nella due gambe, si tira su fino all'inguine e si chiude con un gancione che comprime tutto ciò che sta in "mezzo"), stivali per il percorso (avremmo scoperto più avanti che erano utilissimi, ma fino ad un certo punto), corde varie e quei caschetti con le luci davanti.
I più attrezzati erano forniti di tute semi-impermeabili, mentre la maggior parte tra noi era in jeans, maglietta e felpa (per il freddo della grotta, sebbene fuori ci fossero 32°).Ho visitato la grotta di S.Ninfa, vicino Gibellina in provincia di Trapani. Si tratta di una caverna molto articolata lunga quasi un kilometro e mezzo su due livelli, uno asciutto e uno inferiore nel quale scorre ancora un corso d'acqua.
Ci siamo calati in dodici, tra questi c'erano due guide, altre quattro persone esperte, e poi altre sei persone (tra cui me) cosiddetti inetti. Appena arrivati ci hanno fornito di imbragatura (una cosa che si infila nella due gambe, si tira su fino all'inguine e si chiude con un gancione che comprime tutto ciò che sta in "mezzo"), stivali per il percorso (avremmo scoperto più avanti che erano utilissimi, ma fino ad un certo punto), corde varie e quei caschetti con le luci davanti.
Ci siamo appropinquati all'entrata e abbiamo scoperto (contrariamente almeno alle mie aspettative) che non si trattava di qualche ampia apertura bensì di un foro largo si e no 60 cm (ho dovuto mettermi di traverso per fare passare le mie spalle, certo non da nuotatore!). Tra l'altro il foro distava circa tre metri dal pavimento sottostante vero e proprio, quindi bisognava: entrare in retromarcia, riuscire a passare dal buco, beccare la scala con i piedi e scendere.
Superare l'ingresso costituisce di per sè giù una prova psicologica, e infatti una ragazza ha preferito non entrare e ci ha aspettato fuori.
L'interno della grotta è fatto di zone più o meno pianeggianti, tratti dove bisogna piegarsi, altri dove bisogna camminare carponi o strisciare, e altri dove bisogna assicurarsi a delle corde di protezione per via della pericolosità del passaggio.
Esplorare una grotta è qualcosa che restituisce una sensazione unica (e almeno per me inusuale), la presenza degli altri dà conforto e sostegno (da solo non mi avventurerei mai), ma senti anche di dover fare affidamento sulle tue forze (anche e soprattutto per non essere di peso o intralcio agli altri).
In alcuni punti abbiamo trovato tratti fangosi (il fango era circa 30 cm spesso) per cui si rischiava di rimanere bloccati se non si passava in fretta. In altri punti c'erano delle spettacolari formazioni geologiche alle pareti, cristalli di gesso (che brillano molto), blocca di calcare che formavano stalattiti e stalagmiti, ecc.
Ad un certo punto si arriva alla fine del livello superiore, e per passare a quello inferiore bisogna scendere da un sifone profondo 8 metri - ed è lì che l'imbracatura serve davvero!
Dopo esserci calati con le corde, abbiamo continuato l'esplorazione, unica differenza il fatto che c'è più acqua rispetto alla sezione superiore. E' a questo punto che abbiamo vissuto i passaggi più difficili: alcuni dove bisognava strisciare attraverso strette fenditure, e soprattutto un punto nel quale bisognava strisciare carponi in un passaggio invaso dall'acqua, ragion per cui si poteva tenere fuori solo la testa mentre il resto del corpo si bagnava di acqua gelida.
Tornare indietro non è semplicemente ripetere a ritroso il percorso già effettuato, bensì sembra di esplorare una nuova grotta, a parte il risalire dal sifone (mediante una minuscola scala di cavo di alluminio), i punti prima facili diventano difficili e viceversa, con la conseguenza che non ci si annoia a tornare.
Tornati alla luce del sole, ci siamo cambiati completamente e siamo andati a pranzare in un agriturismo poco lontano (nulla di eccezionali e prezzi esagerati), dopodichè siamo andati a visitare le rovine di Gibellina e Poggioreale.
Questi due paesi sono quelli che sono stati maggiormente distrutti dal terremoto del Belice.

Per andare a Poggioreale siamo passati da Gibellina nuova, il paese della cosiddetta "ricostruzione": ormai si tratta di un paese quasi altrettanto fantasma quanto quello originario, è pieno di monumenti (anche le case residenziali sono "artistiche") ma in giro non si vede quasi nessuno e la maggior parte dei giovani è emigrata.
Poggioreale, a differenza di Gibellina, è rimasta "in piedi", sebbene la totalità degli edifici è inagibile e diroccata - la sensazione di visitarla è ancora peggiore di quella di Gibellina: cammini per le strade vuote, costeggiate da edifici semi-diroccati e ti immagini che mille occhi ti scrutino dalle finestre semi-chiusi e dalle stanze interne in penombra. Molti degli edifici di Poggioreale sono di una bellezza struggente: muri di tufo giallo, soffitti affrescati, balconate decorate, ecc.
Poggioreale, a differenza di Gibellina, è rimasta "in piedi", sebbene la totalità degli edifici è inagibile e diroccata - la sensazione di visitarla è ancora peggiore di quella di Gibellina: cammini per le strade vuote, costeggiate da edifici semi-diroccati e ti immagini che mille occhi ti scrutino dalle finestre semi-chiusi e dalle stanze interne in penombra. Molti degli edifici di Poggioreale sono di una bellezza struggente: muri di tufo giallo, soffitti affrescati, balconate decorate, ecc.

La piazza (ci hanno girato molti film, tra cui alcune scene de "L'uomo delle stelle" di Tornatore) è circondata da rovine tra le quali si aggira qualche pecora (alcune delle vecchie case sono state trasformate in stalle di fortuna).
Godetevi queste foto prese da internet, appena mi passano quelle della grotta ne posto qualcuna!
Godetevi queste foto prese da internet, appena mi passano quelle della grotta ne posto qualcuna!
3 commenti:
Bravo Alessandro, hai vissuto una avventura vera, lontana bdagli atenei e dalle piccolezze di certi ambienti. Riguardo all'imbracatura, se ti dovesse ricapitare, ti consiglio di dotarti di una "conchiglia protettiva" volgarmente nota come "parapalle", come la chiamò un mio amico rivolgendosi alla stupita commessa del nogozio di articoli sportivi, una volta che per carnevale voleva mascherarsi da "Drugo" come nel film Arancia Meccanica.
che bel racconto Alessandro!
la visita alle grotte mi ha ricordato Toirano, le grutte della basura (strega), anche se lì non c'è bisogno di imbragature...
ho dato un'occhiata a queste grtte di Toirano, molto belle!
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